Scaroni, l’Eni e i russi di Gazprom. Capiremo mai chi fa veramente la politica energetica nazionale?

Posted on 6 febbraio 2012 di

0


Aprile 2009: A seguito di accordi bilaterali Berlusconi-Putin, Eni cede a Gazprom il controllo di Gazprom Neft. Nell’azienda ci sono asset della ex-Yukos comprati da Eni e Enel post smantellamento della Yukos stessa a seguito di quello che ormai ha i sapori di un linciaggio politico ed economico ai danni di uno dei più accreditati concorrenti di Putin di quel periodo, l’oligarca Khodorkovskij.

Maggio 2009: a seguito della crisi ucraina e in pompa magna si annuncia l’accordo fra Berlusconi e Putin sul Gasdotto Southstream che porterà la capacità di distribuzione del gas verso l’Italia a 64 miliardi di metri cubi. Parte delle commesse costruttive vanno a Saipem. In cambio i russi ottengonio il 51% di una joint-venture Eni e Enel che ha i diritti di sfruttamento di giacimenti russi per 18 miliardi di metri cubi di gas all’anno e 150.000 barili di petrolio al giorno. Un affarone… per i russi.

Luglio 2009: nel consiglio di Eni si palesano le prime avvisaglie di dubbi sulla convenienza economica dell’accordo.

Aprile 2010: a Eni e Gazprom si affiancano i francesi di EDF incrementando le polemiche sulle divisioni interne all’Europa circa la strategia energetica (Southstream ha un concorrente in Nabucco appoggiato dagli inglesi).

Dicembre 2010: Scoppia Wikileaks e poco dopo Eni e Gazprom firmano l’estensione del loro accordo strategico.

Febbraio 2011: si vocifera del defenstramento di Scaroni dopo che i rapporti con i russi hanno raggiunto i livelli di guardia. Berlusconi non aprezza il fatto che gli italiani facciano le pulci ai russi che consegnano all’Italia meno gas rispetto a quanto concordato. Scaroni ha intanto progressivamente ridotto gli acquisti da Gazprom e vengono a galla anche gli ostacoli che l’ad dell’Eni avrebbe messo in campo per rallentare Southstream.

Settembre 2011: I russi rilevano la metà della partecipazione dell’Eni nel gasdotto libico Elephant.

Ottobre 2011: Scaroni confrontando Southstream e Nabucco dichiara “Preferisco avere un rischio solo, con la Russia, che due”.

Novembre 2011: Eni cede il suo 50% della joint-venture in Promgas (società attiva nel trading gas) a Gazprom che ne acquisisce il controllo completo. Promgas comprava il gas da Gazprom attraverso un hub austriaco e lo rivendeva al suo unico cliente: Edison (la stessa Edison partecipata da EdF. La stessa Edf che è entrata in Southstream). Gazprom acquisisce il controllo di un altro pezzo di filiera e controlla tutte le forniture verso Edison.

Dicembre 2011: Scaroni dichiara a proposito dei contratti take-or-pay (per intenderci quelli che hanno creato non pochi problemi nelle negoziazioni con i russi e di equilibrio commerciale alle aziende europee del settore) “non sono una spina nel fianco ma il modo tradizionale per acquistare il gas a lungo termine“.

Febbraio 2012: Scaroni dichiara “Attendiamo un’altra ondata di freddo in Russia e non sappiamo che comportamento avrà Gazprom giovedì e venerdì. Ci stiamo preparando a momenti ancora difficili. Per questa ragione c’è la riunione domani al ministero dello Sviluppo, per prepararci a un’ulteriore emergenza. Nella peggiore delle ipotesi dovremo intervenire sugli interrompibili“.

Ora mi viene da chiedermi: com’è che ora ci meravigliamo di aver consegnato le chiavi del “locale caldaia” italiano ai russi?

Annunci