I nodi di Acea dopo la separazione da Suez-GdF

Posted on 21 settembre 2010 di

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Alla fine il nodo Acea – Suez-GdF è stato sciolto e entrambe le aziende sono libere di intraprendere le proprie strategie. Che sono chiare per i francesi, un bel po’ meno per i romani.

Il “divorzio consensuale”, infatti, pare essere stato vantagioso dal punto di vista industriale per Suez mentre il vantagio dell’utility italiana è stato pressocchè solo finanziario. In particolare Acea mette a posto i conti e migliora la propria posizione finanziaria netta di 240 milioni di euro (grazie alla “cessione” di 180 milioni di euro di debiti alle società che vanno in dote ai francesi e ai 50 milioni di euro di cash) ma perde Tirreno Power e Acea Electrabel che passano ai transalpini. Questi ultimi quindi si aggiudicano una capacità produttiva di circa 5 TWh (il 45% dei consumi dei clienti Acea) mentre quella dell’utility romana quasi si azzera (“solo” 220 Mw).

Il tutto lascia i francesi liberi di scorrazzare per l’Italia con la propria capacità produttiva e il milione di clienti conquistati alla ricerca di accordi con i migliori offerenti  mentre Acea è praticamente fuori dal business elettrico (anche se ha dalla sua il parco clienti) e si dovrà (almeno nel medio termine) concentrare sugli altri business (idrico e gas in primis).

L’equazione che il piano industriale (che è attesso per ottobre) dovrà sciogliere  è comunque abbastanza complessa. Nel business idrico è ancora in piedi la partnership con i francesi e si dovranno fare i conti con il decreto Ronchi. Sul fronte gas l’azienda è ancora (di nuovo) in corsa per la rete di distribuzione capitolina di Italgas ma difficilmente potrà acquisirla da sola e infine non si potranno non ipotizzare anche delle operazioni straordinarie con altri player nazionali (c’è già chi scommette per Hera e chi per Iren).

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