Hera cede il 20% di Hera Ambiente al fondo inglese Eiser.

Posted on 28 luglio 2010 di

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Il Gruppo Hera ha ceduto il 20% di Hera Ambiente al fondo inglese di Private Equity Eiser Infrastructure Limited (il quale ha anche un’opzione per rilevare un ulteriore 5% entro i prossimi tre mesi). L’operazione ha portato nelle casse dell’utility emiliano-romagnola 105,6 milioni di euro che verranno utilizzati per diventare il principale operatore dei rifiuti in Italia e per lanciare iniziative legate alle biomasse. Nel business ambientale, infatti, Hera cercherà di sfruttare al massimo le opzioni fornite dal decreto Ronchi per partecipare alle gare che via via verranno bandite per la gestione dei servizi pubblici locali (l’utility è già al prequalificata per la gara dei rifiuti fiorentina).

La scelta del partner inglese è avvenuta per una serie di motivi, non esclusivamente di carattere finanziario (F2i aveva offerto di più, ma anche chiesto una maggiore ingerenza nella gestione). In particolare, Eiser è già attivo nel comparto dei rifiuti in Inghilterra (tramite una quota del 33,3% nel Gruppo Cory Environmental) ma è anche già presente in Italia in un altro settore molto vicino ai business di Hera (avendo rilevato la Società Gasdotti Italia che altro non è che la ex rete gas di Edison) e soprattutto si “accontenta” solo di un diritto di veto su alcune operazioni altamente strategiche e di due rappresentanti senza deleghe nel cda di Hera Ambiente (che è di 8 membri).

La società al momento gestisce 77 siti per il trattamento dei rifiuti (di cui 7 termovalorizzatori) e 11 discariche; ha prodotto 110 MW di energia e nel 2009 ha smaltito 1,7 milioni di tonnellate di rifiuti urbani e 3,3 di rifiuti speciali generando un fatturato di 368 milioni di euro, un margine di 148 milioni di euro e un utile di 28 milioni.

L’operazione ricorda molto da vicino quella che Iren ha concluso con F2i per il business idrico e spinge a due considerazioni:

  • pare che si sia aperta per le utilities italiane la stagione degli accordi con partner finanziari per dare impulso al business con apporto di capitali freschi. Forse questa, molto più che le operazioni di fusione&acquisizione è la strada dei prossimi anni…
  • si comincia a delineare un quadro di specializzazione settoriale. Dopo l’esperienza della multiutilities, che sia venuto il momento di concentrarsi in modo particolare su alcuni settori? Stiamo per assistere ad una spartizione per competenze settoriali da parte delle principali utilities nazionali dopo la stagione della 2spartizione geografica”?

Di certo le due cose messe assieme potrebbero portare a disegnare uno scenario a medio termine in cui le utilities diventeranno più grandi e specializzate. Magari è questa la strada per creare dei “player nazionali” in grado di operare anche all’estero.

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