Energia e finanza: Actelios e Falk Renewables, Enel ed Eni con i russi

Posted on 5 luglio 2010 di

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Di questi tempi energia fa rima con finanza.

Actelios – Falk Renewables: le due aziende della galassia Falk devono fondersi. La decisione è stata presa da tempo e i razionali industriali sembrano esserci (la prima è attiva nelle biomasse e nella termovalizzazione e la seconda nell’energia eolica) peccato che ultimamente spuntano problemi su problemi che ritardano l’operazione. I nodi più controversi riguardano la valutazione delle due aziende e le prospettive per la nuova entità. La nuova azienda si troverà ad avere un elevato indebitamento (frutto per lo più di FR) e il business sarà spostato pesantememtne sull’eolico per il quale in tempi recenti sono stati rivisti al ribasso gli incentivi (costringendo a rivedere tutti i piani di ritorno degli investimenti). A questo c’è da aggiungere un già annunciato aumento di capitale (che i Falk sottoscriveranno solo parzialmente) da 130 milioni di euro e una sopravvalutazione di Falk Renewables di 400 milioni di euro (mentre Actelios sarebbe sopravvalutata di “soli” 100 milioni). I piani per la nuova azienda prevendono al 2014 un business che sarà realizzato al 40% in Italia, 40% in Uk e la restante parte fra Spagna e Francia.

Enel: fallito l’abbocamento con i Benetton per la cessione di una quota “importante” di Enel Green Power, Fulvio Conti ha pensato bene di andare in Russia a fare un “roadshow” fra 60 potenziali investitori a cui spiegare la strategia dell’azienda da qui al 2014. Nella speranza che dopo l’Eni e il suo accordo con Gazprom non ci si leghi troppo ad un altro oligarca russo.

Eni: l’azienda italiana si è accordata con il suo partner russo Gazprom per garantire l’ingresso dei francesi di Edf nella compagine azionaria di South Stream, il gasdotto intercontinentale che porterà il gas russo pasando attraverso il Mar nero e i Balcani (e aggirando l’Ucraina). Nulla è stato specificato circa la quota destinata a Edf anche se Putin un po’ di tempo fa si sbilanciò parlando di circa il 20% (equamente suddiviso fra italiani e russi). Rimangono inalterati gli accordi sui quantitativi di gas riservati ad Eni e che verranno commercializzati sui mercati europei.

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